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Nutrizione in Farmacia

16/11/2018, 12:26

alimentazione, antocianine del mais rosso, dolore infiammatorio, trigemino



Neurologia,-antocianine-da-mais-rosso-insieme-ai-Fans-contro-il-dolore-trigeminale-


 Le antocianine del mais rosso contro il dolore infiammatorio del trigemino..



Le antocianine del mais rosso contro il dolore infiammatorio del trigemino. A suggerirlo è uno studio dell’Università Statale di Milano su un modello animale (ratto) di dolore infiammatorio oro-facciale, pubblicato su Frontiers in Cellular Neuroscience, che dimostra come l’assunzione di un integratore ricco di antocianine derivate dal mais rosso potrebbe efficacemente nel ridurre lo sviluppo del dolore infiammatorio trigeminale, una condizione debilitante che affligge un’elevata percentuale di persone in tutto il mondo.
Il dolore si manifesta, cronico e diffuso, può durare per parecchi mesi ed è caratterizzato da attacchi ricorrenti che peggiorano la qualità di vita dei pazienti. Attualmente la terapia d’elezione è rappresentata dai farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), penalizzati da diversi effetti collaterali (principalmente disturbi gastrici), incapaci di fornire benefici duraturi a molti. Un approccio alternativo alle terapie farmacologiche in uso potrebbe basarsi sulle antocianine, classe di flavonoidi che conferiscono il colore rosso, blu e viola a molta frutta e verdura - tra cui frutti di bosco, ciliegie, uva nera, arance rosse e cavolo rosso - nota per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
Lo studio, coordinato da Stefania Ceruti, ricercatrice del gruppo di Maria Pia Abbracchio del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari, e da Katia Petroni insieme a Chiara Tonelli del Dipartimento di Bioscienze, prevedeva la somministrazione al roditore di un estratto di mais rosso ricco di antocianine. «L’assunzione di mais rosso - spiega Ceruti - ha mostrato di avere la stessa efficacia dell’acido acetilsalicilico (aspirina) nel ridurre lo sviluppo del dolore infiammatorio trigeminale, con un parziale effetto additivo quando l’estratto e il farmaco vengono somministrati insieme».
Secondo Giulia Magni, del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari e primo autore del lavoro, l’effetto riscontrato sarebbe dovuto principalmente a due fattori: una riduzione dell’infiltrazione di macrofagi nel ganglio di Gasser da cui origina il nervo trigemino infiammato e una modificazione di alcune cellule del sistema nervoso centrale che contribuiscono allo sviluppo del dolore.
Lo studio ha messo in evidenza come le antocianine contenute nel mais rosso promuovano una riduzione di molecole proinfiammatorie e un’aumentata produzione di molecole antinfiammatorie. La prospettiva a lungo termine, suggeriscono gli esperti, è che questo estratto di mais rosso rappresenti un integratore di facile assunzione e privo di effetti collaterali per poter essere abbinato alle attuali terapie farmacologiche con funzione protettiva e preventiva o come coadiuvante al trattamento, con l’obiettivo di ridurre il dosaggio dei farmaci e gli inevitabili effetti indesiderati ad essi legati.

16/11/2018, 12:11

alimentazione, zucchero di cocco, zucchero di canna, fruttosio, stevia



Alimentazione,-meglio-stevia-e-miele-degli-zuccheri-alla-moda-ma-non-sempre-sani-


 Sempre più ricercati dai salutisti, gli zuccheri "alternativi" quali cocco, canna, agave, fruttosio non sempre si rivelano davvero sani..



Sempre più ricercati dai salutisti, gli zuccheri "alternativi" quali cocco, canna, agave, fruttosio non sempre si rivelano davvero sani. «Il problema principale è che sono il più delle volte frutto di processi industriali e non hanno caratteristiche tanto diverse dal temuto zucchero bianco» spiega Ciro Vestita, nutrizionista dell’Università di Pisa. «Fino al ’600 si usava solo il miele, un alimento che ha pure caratteristiche terapeutiche, in particolare antibiotiche e antivirali. Studi dell’Università della Pennsylvania di qualche anno fa hanno dimostrato, per esempio, che la classica tazza di latte caldo con il miele funziona contro la tosse dei bambini come gli sciroppi medicinali. Nell’800 è arrivata la canna da zucchero: un buon alimento naturale, un cucchiaino al giorno non fa male a nessuno. Purtroppo in commercio si trovano spesso prodotti non originali, come lo zucchero bianco brunito artificialmente».
In Italia lo zucchero deriva al 99% dalla barbabietola attraverso diversi processi industriali e chimici, soprattutto di sbiancamento, mentre quello di canna viene estratto facilmente dal cuore delle canne da zucchero. «Anche il fruttosio, estratto della frutta, offre zero vantaggi», aggiunge l’esperto. «Allo stato naturale - assunto attraverso la frutta - non dà problemi, ma quando è un prodotto industriale può creare danni se usato in abbondanza. I bambini che abusano di bibite edulcorate con fruttosio, per esempio, possono andare incontro a steatosi epatica secondo recenti studi».
Saccarina e aspartame poi sono molto discussi, mentre sul dolcificante naturale stevia - molto utilizzato negli ultimi anni - non sono stati evidenziati problemi. Ha un potere dolcificante 200 volte più elevato dello zucchero bianco e zero calorie. «È un vantaggio enorme per i diabetici, perché regge le alte temperature e permette quindi di fare dolci», spiega l’esperto. Gli altri zuccheri di moda quali agave e cocco hanno il limite di essere estratti chimicamente: quello di cocco, per esempio, ha le stesse calorie dello zucchero bianco senza altri vantaggi. Lo sciroppo d’acero, quando è completamente naturale, ha ottime caratteristiche, ma è difficile trovare prodotti non sottoposti a processi industriali».
La vera alternativa, conclude il nutrizionista, resta il miele che a parità di peso ha un potere dolcificante doppio rispetto allo zucchero bianco con un indice glicemico più basso, un alimento particolarmente adatto a bambini e anziani per la digeribilità e per le sue capacità antibiotiche.

16/11/2018, 11:56

caff, diabete di tipo 2, alimentazione, microbioma



Diabete-di-tipo-2,-a-ridurne-il-rischio-di-sviluppo-è-il-caffè-normale-o-decaffeinato


 È il caffè ad avere la capacità di ridurre del 25% il rischio di sviluppare diabete di tipo 2..



È il caffè ad avere la capacità di ridurre del 25% il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. A sostenerlo sono gli esperti dell’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC), nel corso dell’Annual Meeting della European Association for the Study of Diabetes (EASD) 2018 di Berlino.
Mattias Carlström del Dipartimento di Fisiologia e farmacologia, al Karolinska Institutet di Stoccolma, ha riesaminato le ultime ricerche scientifiche compresa la metanalisi "Consumo di caffè e riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2" che hanno riguardato 30 studi prospettici, su un totale di più di un milione di partecipanti.
Secondo Kjeld Hermansen del Dipartimento di Endocrinologia e Medicina interna all’Aarhus University Hospital in Danimarca, potrebbero essere diversi i fattori coinvolti, inclusi un effetto antiossidante, un effetto antinfiammatorio, effetti termogenici o la modulazione della diversità del microbioma. 
Dai principali risultati della ricerca emerge che bere 3-4 tazze di caffè al giorno è associato a una riduzione del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 pari a circa il 25%. La correlazione fra consumo di caffè e diabete di tipo 2 è stata dimostrata in entrambi i sessi e le metanalisi hanno suggerito che sia il caffè normale sia quello decaffeinato sono associati a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2. Nel caffè è, inoltre, presente un numero di composti che potrebbero essere clinicamente rilevanti quali caffeina, acidi idrossicinnamici (in particolare acido clorogenico, trigonellina, diterpeni come cafestolo e kahweol, e acido caffeico).



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