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EDUCAMI

Nutrizione in Farmacia

21/09/2018, 12:13

alimentazione, gianduia, elasticit, arterie, antiossidanti, vitamina E



Antiossidanti:-per-mantenere-elastiche-le-arterie-meno-fumo-e-più-cioccolato-al-gianduia-


 Aumenta l’elasticità delle arterie il consumo di cioccolato gianduia..



Aumenta l’elasticità delle arterie il consumo di cioccolato gianduia. A sostenerlo è uno studio che ha cercato di valutare se l’assunzione di 60 grammi di gianduia influenzasse l’elasticità delle arterie in 20 persone fumatrici. «È noto, infatti, che uno degli effetti negativi del fumo è la perdita di elasticità dei vasi sanguigni» spiega Francesco Violi, direttore del Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche del Policlinico Umberto I di Roma. «A distanza di quasi 2 ore dal consumo di gianduia, i partecipanti al trial ha mostrato un aumento dell’elasticità dell’arterie, mentre non si registrava alcun effetto dopo la somministrazione di cioccolato al latte».
Il cioccolato gianduia ha una composizione di cacao (circa il 10%) e nocciole, mentre quello fondente ha una percentuale di cacao superiore compreso tra il 43 e il 100%. «Va sottolineato come questo effetto positivo sulle arterie - precisa Violi che ha coordinato la ricerca - sia sovrapponibile a quanto già precedentemente osservato in via sperimentale dagli stessi ricercatori in soggetti che avevano assunto cioccolato fondente».
La spiegazione della migliorata elasticità dei vasi arteriosi dopo l’assunzione di cioccolato gianduia dipende, secondo le conclusioni dell’indagine pubblicata su Internal and Emergengy Medicine, dal suo alto contenuto in antiossidanti, soprattutto di vitamina E.

21/09/2018, 11:53

intossicazione, alimentazione,



Tossicologia:-attenzione-ai-funghi-pericolosi-e-a-quelli-mangerecci-che-lo-possono-diventare-


 Sono circa 10 i bambini con intossicazione da funghi che ogni anno vengono ricoverati all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma..



Sono circa 10 i bambini con intossicazione da funghi che ogni anno vengono ricoverati all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che rientrano tuttavia in una casistica ben più ampia pari a 5 casi ogni 100 mila persone, ovvero lo 0,25 % delle esposizioni a sostanze tossiche nell’uomo. "Non raccogliere e non mangiare funghi senza il controllo di commestibilità dell’Ispettorato micologico dell’ASL" e "consumarne quantità moderate ed evitare di proporli ai bambini in età prescolare" sono solo alcune delle indicazioni contenute nel vademecum stilato dagli esperti del Centro antiveleni del Bambino Gesù per consentirne un consumo senza rischi per la salute.
È tra settembre e ottobre, mesi in cui nei boschi italiani è possibile trovare praticamente tutte le specie di funghi, che aumentano le segnalazioni d’intossicazione o avvelenamento, anche a causa dell’intensificarsi dell’attività dei cosiddetti "esperti fai-da-te", che raccolgono e mangiano funghi talvolta senza sottoporli ai dovuti controlli. Ingerire il fungo sbagliato può essere rischioso: la maggior parte delle intossicazioni si risolve senza danni o con sintomi irrilevanti, ma in un piccolo numero di casi (39 l’anno, secondo il National Poison Data System americano) le conseguenze sono gravi.
L’ingestione di alcune delle specie più pericolose, come l’Amanita phalloides, Cortinarius orellanus, Gyromitra esculenta genera sintomi che si manifestano dopo molte ore (da 6 a 48), quando il danno agli organi interni è già avvenuto. I più colpiti sono fegato e reni. Altri tipi di funghi possono provocare reazioni a breve latenza (fino a 6 ore) come disorientamento e convulsioni, o gravi sintomi gastroenterici con possibili ripercussioni metaboliche. «Una buona parte di queste intossicazioni non è dovuta all’ingestione di funghi velenosi, ma ad un uso scorretto di questo alimento. Spesso, infatti, i funghi vengono mangiati senza un’adeguata cottura, in cattivo stato di conservazione, in fase troppo avanzata di maturazione o in eccessiva quantità» spiega Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni del Bambino Gesù. «Un fungo commestibile non deve assolutamente essere mangiato se sono presenti segni di decomposizione, a causa di alcune proteine pericolose (putrescina, cadaverina e istamina) che si formano proprio durante la fase di maturazione/decomposizione».
10 regole fondamentali per mangiare i funghi senza correre rischi d’intossicazione:
  1. Non raccogliere i funghi se non si è in possesso del tesserino autorizzativo 
  2. Tutti i funghi raccolti, e non acquistati, vanno sottoposti al controllo di commestibilità degli Ispettorati micologici delle ASL, disponibili in tutto il territorio nazionale
  3. Per la raccolta utilizzare contenitori idonei e aerati come i cestini. Non usare buste di plastica 
  4. Non consumare funghi raccolti lungo le strade o in luoghi che potrebbero essere contaminati (industrie, campi agricoli, ecc.) 
  5. Non è vero che i funghi che crescono su gli alberi non sono tossici 
  6.  Consumare funghi in quantità moderate 
  7. Cuocere i funghi sempre senza coperchio allo scopo di far evaporare le tossine termolabili 
  8. Nei funghi sott’olio si può sviluppare la tossina botulinica: attenzione alla conservazione 
  9. Non somministrare funghi a bambini in età prescolare, per la loro immaturità digestiva verso questi alimenti 
  10.  Non ingerire funghi in gravidanza.
21/09/2018, 11:12

attivit fisica, alzheimer,



Declino-cognitivo:-attività-fisica-genera-nuovi-neuroni-frenando-la-malattia-di-Alzheimer


 Contro il declino cognitivo la ricerca sta sfoderando tutte le sue armi..



Contro il declino cognitivo la ricerca sta sfoderando tutte le sue armi. Uno studio condotto dai ricercatori americani del Massachusetts General Hospital di Boston e pubblicato su Science ha evidenziato come il processo di neurogenesi, con produzione di nuovi neuroni nell’area del cervello dove vengono codificati i ricordi, può migliorare la funzione cognitiva in modelli animali (topi) di morbo di Alzheimer. L’indagine mostra anche che gli effetti benefici possono essere bloccati dall’ambiente infiammatorio ostile presente nel cervello dei pazienti con Alzheimer, e che l’esercizio fisico può "ripulire" l’ambiente, permettendo alle nuove cellule nervose di sopravvivere e prosperare, migliorando le capacità cognitive nei topi con la malattia.
«L’esercizio fisico è uno dei modi migliori per attivare la neurogenesi. Calcolando gli eventi molecolari e genetici coinvolti, abbiamo capito come imitare gli effetti benefici dell’esercizio attraverso la terapia genica e gli agenti farmacologici», spiega Rudolph Tanzi, direttore dell’unità di ricerca sull’invecchiamento e la genetica del Massachusetts General Hospital e autore senior dello studio. Uno studio, questo, condotto su modelli animali e ancora in fase iniziale, che tuttavia è riuscito ad evidenziare il ruolo importante dell’attività fisica nell’evoluzione delle malattie degenerative cerebrali, aprendo la strada ad un nuovo approccio per il trattamento dei pazienti.



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