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Nutrizione in Farmacia

07/03/2019, 15:30

diabete, alimentazione, colesterolo cattivo LDL,



Persone-con-diabete,-50-decisioni-al-giorno-per-adattare-la-terapia-alla-vita-di-tutti-i-giorni


 Malati un po’ medici di se stessi, chiamati quotidianamente a gestire in autonomia la propria patologia..



Malati un po’ medici di se stessi, chiamati quotidianamente a gestire in autonomia la propria patologia. Sono le persone con diabete - 4,2 milioni in Italia (ma un milione non sa di esserlo), 66 milioni in Europa e 425 milioni nel mondo - costrette a prendere in media 50 decisioni al giorno per adattare la propria terapia alla vita quotidiana. Un lavoro che richiede circa un’ora al giorno tra ripetute misurazioni della glicemia necessarie a decidere la dose di insulina da fare, calcolo e dosaggio del cibo da consumare, e preparazione in caso di attività fisica. Monitoraggio e gestione che avvengono quasi sempre in totale autonomia. Per questo le nuove tecnologie possono offrire un valido supporto nelle decisioni del paziente: big data, algoritmi intelligenti e progressi tecnologici hanno dimostrato di poter facilitare e migliorare il percorso.
Alle sfide future basate sull’utilizzo delle nuove tecnologie, la raccolta e l’analisi di grandi quantità di dati e l’applicazione di algoritmi intelligenti per facilitare e supportare i pazienti nelle decisioni terapeutiche, è stato dedicato un meeting a margine della 12a Conferenza internazionale Advanced Technologies & Treatments for Diabetes (ATTD) di Berlino.
Vivere con il diabete richiede dunque un’attenzione costante e l’analisi di numerose informazioni e dati in una rigorosa autogestione che assorbe molta energia e mette a dura prova il paziente. Il tutto aggravato da quella che viene definita "inerzia clinica", attribuibile non solo al malato ma anche ai medici e al sistema assistenziale in generale. Secondo lo studio Guidance, condotto in 8 paesi europei Italia compresa, solo un diabetico su due (53,6%) raggiunge i valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori al 7% (considerata la soglia di buon controllo) e solo il 6,5% delle persone ottiene tutti i target di cura per HbA1c, pressione arteriosa e colesterolo cattivo LDL, due tra le condizioni più frequentemente associate al diabete di tipo 2. Troppo spesso questo fa sì che il trattamento sia più reattivo che preventivo, un po’ distante dagli standard di cure.
«La possibilità di disporre di dati clinici - spiega Oliver Schnell dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco - è fondamentale, perché aiuta ad individuare schemi o problemi non prevedibili nel regime terapeutico e offre enormi benefici specialmente nell’interazione medico-paziente: permette di affrontare preventivamente i rischi e le sfide terapeutiche, aumentando la consapevolezza e motivazione dei pazienti, oltre a ridurre il rischio di complicanze a lungo termine».
«Ma i dati non bastano - avverte l’esperto - perché bisogna raccoglierli e analizzarli in modo strutturato per sfruttare appieno il loro potenziale». Un approccio efficace, per esempio, è la gestione integrata personalizzata del diabete che vede una raccolta di dati a 360 gradi da parte del medico per rendere la terapia a misura di paziente. Un approccio che, nello studio PDM (Personalized Diabetes Management), ha dimostrato non solo di ridurre i livelli di HbA1c dello 0,5% rispetto al gruppo di controllo, ma anche di migliorare la soddisfazione per la cura e l’interazione medico-paziente».
«Accesso a grandi quantità di dati, algoritmi intelligenti e analisi predittive offrono un enorme potenziale che aiuta a comprendere meglio gli effetti della terapia e dello stile di vita nella gestione quotidiana del diabete, creando così solide basi per una decisione terapeutica informata» ha spiegato Lars Böhm, Healthcare and Life Sciences Consulting Leader di IBM Services. Le soluzioni integrate per la gestione del diabete comprendono nuovi modi di far interagire dispositivi innovativi per il monitoraggio del glucosio, per la somministrazione di insulina e le soluzioni di Digital Health attraverso un approccio olistico alla gestione della terapia.
Un ecosistema aperto, quindi, che ha la possibilità di interagire con strumenti diversi: dai più noti device indossabili quali smartphone con App contapassi o altre applicazioni che raccolgono le informazioni in modo automatico nella vita quotidiana del paziente, alla digitalizzazione in piattaforme ad hoc da cui partono algoritmi intelligenti in grado di mettere a disposizione dei medici una quantità ingente di dati preziosi per migliorare i risultati e ottenere quegli obiettivi terapeutici ancora oggi non soddisfatti.



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