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Nutrizione in Farmacia

31/05/2019, 10:30

spondilite anchilosante, reumatologica, EMAS



Spondilite-anchilosante,-una-malattia-reumatologica-cronica-dalla-diagnosi-“annosa”


 Un percorso diagnostico-terapeutico complicato quello di chi soffre di spondilite anchilosante..



Un percorso diagnostico-terapeutico complicato quello di chi soffre di spondilite anchilosante (SA), una malattia progressivamente invalidante che colpisce oltre 40 mila persone solo in Italia con infiammazione della colonna vertebrale fino a danni irreversibili come la fusione dei corpi vertebrali. Si tratta di una patologia che colpisce maggiormente i giovani di sesso maschile sopra i 25 anni e conduce il paziente dal medico di medicina generale, dall’ortopedico, dall’osteopata, dal neurologo prima di giungere al reumatologo per dare un nome alla malattia e trovare una cura efficace. Un ritardo diagnostico che può oscillare dai 7 agli 8 anni come evidenziato dai risultati del sondaggio EMAS (European Map of Axial Spondyloarthritis) recentemente pubblicati su Current Rheumatology Reports. 
È questa la prima mappa europea della spondiloartrite assiale che, oltre ad indagare il ritardo della diagnosi, descrive gli effetti fisici, psicologici e sociali autoriferiti dai pazienti con spondiloartrite che comprende sia la forma radiografica (spondilite anchilosante) sia quella non radiografica (nr-axSpA). Secondo l’indagine il 74,1% degli intervistati ha difficoltà a trovare lavoro a causa della malattia, mentre il 61,5% ha sofferto di disagio psicologico fino a manifestare ansia e/o depressione (1 caso su 3), accompagnati dalla paura di veder progredire la malattia, di soffrire e di perdere la mobilità.
«Non conoscere la malattia, non sapere della sua esistenza porta a un ritardo nell’inizio del corretto percorso terapeutico che può avere conseguenze importanti e cambiare il corso della vita sociale, familiare e professionale», spiega Antonella Celano, presidente dell’Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (APMAR), che ha contribuito per l’Italia a disegnare la mappa. 
«Noi reumatologi siamo il corretto punto di arrivo di queste persone, ma purtroppo vediamo ancora molti pazienti che hanno sintomi tipici della malattia da diversi anni in grado di comprometterne la qualità di vita», avverte Piercarlo Sarzi Puttini, responsabile della Reumatologia dell’Ospedale Luigi Sacco a Milano. «Quando sono presenti mal di schiena costante da più di 3 mesi, con dolore soprattutto nelle ore notturne, e/o rigidità mattutina che migliora con il movimento, è bene rivolgersi a un reumatologo. Oggi i pazienti possono beneficiare di farmaci di nuova generazione, che sono in grado di inibire efficacemente il processo infiammatorio di questa patologia».
Uno scenario che ha convinto Novartis a promuovere l’edizione 2019 della campagna di sensibilizzazione "Sai se hai la SA? Scegli il tuo futuro", che prevede di uscire in parte dalla rete e fornire ai cittadini l’opportunità di avere informazioni sulla SA dalla figura professionale più appropriata come il reumatologo, nel luogo di riferimento della salute all’interno delle città: la farmacia. Così, come prevede il progetto "Reumatologo in farmacia", alcune farmacie italiane tra Lombardia, Piemonte, Lazio, Campania, Emilia Romagna e Sicilia, metteranno a disposizione dei loro clienti uno specialista in reumatologia e materiale informativo specifico per rendere visibile questa patologia nascosta e accorciare i tempi di diagnosi e trattamento. Per informazioni sulla campagna basta collegarsi all’area dedicata nel sito http://www.saichelasa.it/sai-che-la-campagna-2018/ e seguire la pagina Facebook "SAichelaSA".
Essendo la SA una malattia infiammatoria cronica, non può prescindere da un corretto stile di vita. Per quel che riguarda l’alimentazione, pur essendoci molte ipotesi sul suo ruolo, non ci sono allo stato attuale chiare evidenze sulla sua responsabilità a causare la malattia o a poterla aggravare. Secondo Ennio Lubrano di Scorpaniello, associato di Reumatologia al Dipartimento di Medicina e di scienze per la salute "Vincenzo Tiberio" dell’Università del Molise, un’alimentazione con basse dosi quotidiane di zuccheri e di sale può prevenire l’insorgenza di ulteriori complicanze, mentre un maggior apporto giornaliero di fibre, verdure, carni bianche e pesce non può che migliorare lo stato generale del paziente affetto da SA. Inoltre, controllare il peso corporeo evitando di raggiungere condizioni di sovrappeso e di obesità è fondamentale in una malattia che, già di per sé, colpisce la colonna vertebrale. L’obesità non può che accentuare il dolore alla schiena (di tipo meccanico) che si aggiunge a quello tipico infiammatorio, ulteriormente aggravo dal consumo di alcol e dall’abitudine al fumo da evitare pertanto nel modo più assoluto.


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